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Posa di 1 Pietra d'inciampo a Collebeato

Autori: Gunter Demnig,  Antonio Trebeschi, 

Venerdì 23 novembre 2012 è stata effettuata a Collebeato alle ore 15 (Via Roma 10) la posa di una Pietra d'inciampo per ricordare Enrico Brognoli, vittima nel Lager

 Sono intervenuti:

Gunter Demnig, artista creatore delle Pietre d'inciampo, e il Sindaco di Collebeato Antonio Trebeschi e  ha visto la partecipazione degli allievi della Scuola Secondaria di I grado Ignazio Silone di Collebeato e del Club Amici della Musica Collebeato.

 

L'iniziativa, promossa dalla Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura, è stata  realizzata in collaborazione con:

ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati), ANEI (Associazione Nazionale Ex Internati), Archivio storico per la Resistenza e l'età contemporanea dell’Università Cattolica - sede di Brescia, Associazione Fiamme Verdi, ANPI (Associazione Nazionale Partigiani), Scuola Secondaria di I grado Ignazio Silone di Collebeato, Club Amici della Musica Collebeato.

 

QUI ABITAVA
ENRICO BROGNOLI
NATO 1923
ARRESTATO COME POLITICO
DICEMBRE 1943
DEPORTATO A BUCHENWALD
ASSASSINATO
07.04.1945
Figlio di Luigi e di Angela Marelli, Enrico Brognoli nasce a Collebeato il 12 novembre 1923. Residente nel paese nativo, l’ultimo domicilio indicato è Via Roma 10. Frequenta la seconda classe dell’istituto magistrale superiore. Celibe e impiegato, ha due fratelli, Guido e Rina. L’8
settembre 1943 non è alle armi. Presentatosi al Centro Addestramento della Repubblica Sociale Italiana in Brescia il 22 dicembre, diserta lo stesso giorno. Catturato dai nazifascisti durante un rastrellamento, l’11 gennaio 1944 si trova a Piacenza nella Caserma Sant’Antonio, come risulta da una lettera inviata ai familiari, nella quale fa sapere di essere lì per il reclutamento. Rassicura i parenti circa la sua salute e, unitamente ai propri, manda i saluti dell’amico Binzina. Il giorno seguente scrive alla madre per farle “un piccolo riassunto della sua nuova vita”. Racconta che la caserma è molto bella, le camere sono riscaldate e non si dorme in terra come nella Papa di Brescia, il rancio è però deludente. Rassicura
la madre sul suo stato di salute e spera in una licenza al termine del reclutamento. Nell’aprile dello stesso anno è a Verona. Il 12, scrivendo alla madre, le dice che solo tre compagni di Brescia sono ancora con lui.
Gli altri sono partiti per la Germania. Enrico teme “di seguire la stessa sorte”.
In agosto è prigioniero a Wildfleken (località nel Land della Baviera) da tre mesi, come scrive in una lettera del 7 inviata a tutti i suoi cari. Nel testo dice di aver ricevuto loro notizie datate 10 giugno. Assicura che il suo lavoro di prigioniero, fabbricare strade tutto il giorno, è un mestiere che gli piace. Raccomanda alla madre di non perdersi d’animo nell’attesa del suo ritorno. “I tristi giorni di lontananza” saranno dimenticati. Ai fratelli Guido e Rina invia “tanti bacioni” e raccomanda “di non far gridare la mamma”. In fondo alla lettera trovano posto i saluti autografi dei compagni di prigionia Aldo Botticino, Binzina, Nello Salatini, Pietta, Franco Tedeschi.
Il 24 settembre esprime grande gioia per l’arrivo di cinque lettere inviategli dai familiari ed il desiderio di “vedere le calligrafie di tutti”. Dalla lettera  si ricava che è stato trasferito vicino a Wildfleken, in un paesino da lui definito “tranquillo”. Lavora come boscaiolo. Chiede ai parenti il ricordo nelle preghiere e attende di conoscere le novità di Collebeato, da lui
affettuosamente definito il “paesino”.
Sempre da Wildfleken, il 10 ottobre invia una lettera che spera “sarà l’ultima” dal carcere, perché la sua condanna terminerà il prossimo novembre; confida di desiderare il ritorno a Collebeato per pregare insieme sulla tomba del “caro papà” nel giorno dei Morti. In caso
contrario, si accontenterà di seguirli con il pensiero. A metà lettera scrive: “ [...] Mio unico desiderio è di tornare alla mia cara casetta che immancabilmente sogno ogni notte”. Rivolge poi un pensiero affettuoso alla “cara nonnina” dal “passetto svelto”.
Arrestato l’ 11 marzo 1945 dalla polizia di Stato di Halle (in Sassonia, vicino a Lipsia - Dresda), viene deportato nel campo di concentramento di Buchenwald come dissidente politico. Gli viene assegnato il numero di matricola 135495.
La Personal Karte di Enrico Brognoli riporta, con i dati anagrafici, la religione professata dal prigioniero (cattolica romana) e le sue caratteristiche somatiche. Dall’archivio del campo di Buchenwald proviene anche un documento attestante i capi di abbigliamento appartenuti a Enrico: un berretto, una giubba, un pantalone di fustagno, una camicia, un paio di mutande, tutto in buono stato.
Il giovane muore il 7 aprile 1945.
L’8 agosto 1984 il Presidente della Repubblica Sandro Pertini conferisce a Enrico Brognoli il “Diploma d’onore al combattente per la libertà d’Italia”.
 

A cura degli studenti della classe 2° F della Scuola Media “Ignazio Silone”
di Collebeato, anno scolastico 2012-’13, con la supervisione della
prof.ssa Elena Mazzetti.

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