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Posa di 1 Pietra d'inciampo ad Adro

Autori: Marta Perrini,  Alberto Franchi,  Gunter Demnig, 

Lunedì 12 gennaio 2015 alle ore 8,45 l’artista tedesco Gunter Demnig ha posato ad Adro (via Cavour n.19) una Pietra d’inciampo in ricordo di Attilio Mena, introdotto dal Presidente della Ccdc Alberto Franchi.

Nell'occasione, alle ore 9,45, Marta Perrini ha tenuto  un incontro con gli studenti delle scuole medie e delle superiori di Adro sul tema della resistenza al nazifascismo.

Gli incontri sono stati promossi da Ccdc, Comune di Adro e Istituto "Madonna della Neve" di Adro.

Attilio Emilio Mena nasce ad Adro il 30 novembre 1911, in via Cavour n. 4 (oggi 19), da Giovanni e Marietta Tedeschi. È il quarto di sette fratelli; lavora come carpentiere, ma aiuta anche il padre nei campi.

Il 10 giugno 1940 l’Italia entra in guerra contro la Francia e la Gran Bretagna. Il 28 ottobre ha inizio la “campagna di Grecia” e alla fine di quell’anno Attilio si trova con la 30^ sezione sanità divisione Fanteria dei Lupi di Toscana in Albania, dove resterà fino alla fine di aprile del 1941, per essere poi trasferito in Grecia.

Giuseppe Pelizzari, ex sindaco di Adro, racconta di averlo incontrato durante quell’occupazione. Era completamente disarmato: “Loro difendono il loro Paese, noi siamo occupanti… meglio non essere armati” avrebbe spiegato Attilio, con un misto di prudenza e rispetto per un popolo attaccato.

L’8 settembre 1943 viene reso noto l’armistizio, firmato 5 giorni prima a Cassibile in Sicilia, tra Regno d’Italia e Alleati. L’esercito italiano è lasciato allo sbando, privo di direttive, e l’Italia è tagliata in due: il Centro-Nord diviene zona di occupazione tedesca e il giorno 23 diventerà la Repubblica Sociale Italiana.

La 30^ sezione sanità dei Lupi di Toscana si trova allora in Francia, dove si scioglie. Chi non si schiera con i nazifascisti rischia l’arresto e la deportazione.

Nulla si sa della vita di Attilio nelle due settimane seguenti, né si trova traccia della data del suo arresto, ma risulta alla fine rinchiuso nella fortezza di Peschiera del Garda, costruita come piazzaforte dagli austriaci durante la seconda Guerra d’Indipendenza e divenuta poi carcere militare.

Quel che è certo è che il 20 settembre 1943 viene caricato su un convoglio bestiame insieme ad altri 1790 circa, quasi tutti ex militari, di un’età compresa tra i 17 e i 35 anni, considerati oppositori al regime nazifascista. A nulla vale, come raccontano i familiari, la disperata corsa a Peschiera del padre, che non fa in tempo nemmeno a salutarlo. Il convoglio giunge al famigerato Lager di Dachau il giorno 22: Attilio vi viene immatricolato con il n. 54421 e riceve, come tutti i prigionieri del suo convoglio, il contrassegno del triangolo rosso, in quanto Schutzhäftling, “internato per misure di sicurezza”, la qualifica dei deportati politici. Verrà ben presto assegnato ai lavori forzati (Arbeitszwang) nelle località nei pressi del campo.

Il 29 aprile 1945 il campo viene liberato dalla 42^ e 45^ Divisione di Fanteria della Settima Armata americana: Attilio è ancora vivo, ma è malato di tifo ed è ormai ridotto a uno spettro. Non sopravvivrà a lungo: muore il 22 maggio 1945 nell’ospedale americano di Dachau, all’età di 33 anni.

A cura degli studenti delle classi quinte dei Licei dell’Istituto “Madonna della Neve” di Adro.

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Marta Perrini
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