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Federico Rinaldini


BRESCIA, VICOLO DELLE DIMESSE, 2

QUI ABITAVA
FEDERICO RINALDINI
NATO NEL 1923
ARRESTATO IL 19.8.1944
COME POLITICO
DEPORTATO A MAUTHAUSEN
ASSASSINATO IL 27.3.1945
 

Federico Rinaldini nacque a Brescia il 29 settembre 1923. Suo padre Angelo gestiva un negozio di abbigliamento, mentre la madre Linda Lonati era dedita alla casa e ai figli: Luigi, che diventò sacerdote nella Congregazione Filippina dei Padri dell’Oratorio della Pace, Emiliano e Giacomina, che si diplomarono maestri elementari. Federico era invece perito tecnico. La famiglia era molto unita e contraddistinta da forti convinzioni cattoliche e civili. Durante l’adolescenza frequentò con i fratelli Luigi ed Emiliano  l’Oratorio della Pace e, dopo essersi diplomato, lavorò presso un’azienda cittadina. Federico iniziò a simpatizzare per il nascente movimento della Resistenza bresciana già dalla fine del settembre 1943, anno in cui il fratello Emiliano entrò nella “Guardia civica” di Astolfo Lunardi. Nell’aprile 1944 a Federico venne affidato il compito di “staffetta” tra Brescia e la Brigata Perlasca, il 19 agosto venne arrestato, incarcerato a Canton Mombello, in regime di particolare sorveglianza. Il 20 novembre fu consegnato alla Sipo di Verona, la polizia di sicurezza in forza in Lombardia dopo il 1943, che lo trasferì nel Lager di Bolzano. Da qui scrisse una lettera ai genitori, che fa emergere la sua serenità e la sua fede religiosa: chiede notizie dei fratelli e conforta i genitori, si sofferma sul recente incontro con il padre, che gli ha ricordato che “la Provvidenza non manca mai”, cui Federico aggiunge che “in ogni momento di queste mie giornate posso dire di sentirne e constatarne gli effetti”. Si affollano i ricordi dell’infanzia “quelle notti di Natale in cui andavamo a servire la S. Messa di mezzanotte; era una notte molto suggestiva nella quale si riceveva il Cristo Bambino nell’animo, vivendo uno dei momenti più belli della nostra vita. Qui, in questo luogo non c’è Messa; non c’è la grande soddisfazione di accostarsi alla Mensa Eucaristica; anche a Natale siamo rimasti senza la gioia di vedere il Sacerdote celebrante”.
Da Bolzano fu deportato nel Lager di Mauthausen, e poi nel sottocampo di Gusen. Qui morì il 27 marzo del 1945, sussurrando parole di estrema bontà. La famiglia Rinaldini fu molto attiva nella resistenza e pagò duramente questo suo impegno: il fratello Emiliano, catturato in Valsabbia nel febbraio 1945 dai militi della Guardia nazionale repubblicana, fu fucilato dopo un lungo interrogatorio, la sorella Giacomina fu deportata in Germania e tornò a Brescia solo a guerra finita. Padre Luigi ottenne dal vescovo Giacinto Tredici lo speciale mandato di assistente spirituale delle formazioni partigiane. Rispetto ai fratelli e alla sorella, Federico sembra quasi passare in secondo piano. Scrive di lui Aldo Lucchese nell’Introduzione alle lettere di Federico Rinaldini, pubblicate nel 1991: “Passa così, senza circostanze che lo pongano all’attenzione della gente, dall’arresto a Brescia, poi nel Lager di Bolzano, infine al campo di concentramento di Mauthausen dove anonimamente scompare, ma questa particolare circostanza rende il suo sacrificio ancor più meritevole del nostro perenne ricordo”.
 
A cura degli studenti Stefania Bertoni e Alberto Pozzi delle classi 5A e 5B del Liceo classico “Cesare Arici” di Brescia.
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