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Francesco Giovanessi


PALAZZOLO SULL’OGLIO, VIA ZANARDELLI 5

QUI ABITAVA
FRANCESCO GIOVANESSI
NATO NEL 1924
INTERNATO MILITARE
ARRESTATO L’ 8.9.1943
ASSASSINATO IL 17.1.1944
A SANDBOSTEL
 
Figlio di Ermenegildo Giovanessi di Corte Franca e della palazzolese Virginia Fenaroli, Francesco Giovanessi nasce a Colombaro di Corte Franca il 2 febbraio del 1924 in una famiglia di due sorelle e di due fratelli. Francesco vive i primi anni a Colombaro e si trasferisce con la famiglia a Palazzolo sull’Oglio in via Zanardelli 5, zona Riva, a seguito della prematura morte del padre. La giovane madre, rimasta vedova con quattro figli in condizioni economiche difficili, trova lavoro come operaia nella vicina fabbrica Lanfranchi ed è costretta ad affidare a due enti caritatevoli la cura e l’educazione di due dei suoi quattro figli. Teresa frequenta fin dai cinque anni l’orfanotrofio femminile delle suore Ancelle della Carità, mentre Francesco a sei anni viene affidato all’orfanotrofio maschile dell’Ente Galignani, dove riceve un’istruzione di base e impara il mestiere di modellista. Intorno ai diciotto anni lascia il Galignani e comincia a lavorare a Palazzolo come operaio modellista presso la fonderia del signor Merati. Francesco viene descritto dai fratelli Teresa e Giovanni come un bravo ragazzo, educato e tranquillo, dal carattere aperto e sincero. Era religioso, frequentava la parrocchia di Santa Maria Assunta e l’oratorio di San Sebastiano, dove incontrava gli amici. Sulla guerra Francesco ha un presentimento negativo. Non vuole partire e quando nel luglio del 1943 arriva la lettera della chiamata alle armi, vive momenti di disperazione e di sconforto. La sua destinazione è Bolzano dove è addestrato nel ruolo di marconista trasmettitore. Durante i due mesi di permanenza a Bolzano Francesco manda una sola lettera alla famiglia, antecedente l’8 settembre del 1943, in cui racconta le attività di addestramento.
L’8 settembre 1943 viene catturato a Bolzano dai soldati tedeschi e, dopo il suo rifiuto a collaborare con le forze nazifasciste, viene incarcerato prima come prigioniero di guerra e poi mandato come internato militare nel lager tedesco di Sandbostel (Bassa Sassonia) dal quale non riuscirà mai a mandare sue notizie alla famiglia. Trascorre a Sandbostel l’autunno e parte dell’inverno del 1943-1944, lavorando in condizioni disumane di sfruttamento e di dura prigionia. Il giovane muore pochi mesi dopo, il 17 gennaio del 1944, ma il telegramma ufficiale di morte arriverà alla famiglia soltanto un anno dopo, nel 1945. Dopo la Liberazione un compagno di prigionia di Francesco, originario di Urago d’Oglio, contatta la famiglia per consegnare la borsa di cuoio appartenuta a Francesco con il suo rasoio e raccontare ciò che sapeva degli ultimi giorni di vita. Era malato e, nonostante la febbre alta, fu costretto a recarsi al lavoro. Durante il trasporto verso il luogo di lavoro, a causa della febbre alta perse l’equilibrio, cadde dal camion e fu investito. Secondo alcuni testimoni morì sul colpo per l’incidente; secondo altri fu portato al lazzaretto del lager dove morì poco dopo.  
Anche il fratello Mario fu chiamato alle armi, combatté sul fronte greco-albanese, ma riuscì a sopravvivere e a tornare in patria.
 
A cura degli studenti della classe III C della Scuola Secondaria di primo grado Enrico Fermi, Primo Istituto Comprensivo di Palazzolo sull’Oglio.
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