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Amelio Reggio


PALAZZOLO SULL’OGLIO, STAZIONE FERROVIARIA, VIA MARCONI

QUI FU ARRESTATO
IL 14.2.1944
AMELIO REGGIO
NATO NEL 1903
INTERNATO A FOSSOLI
DESTINO SCONOSCIUTO

Le informazioni relative alla vicenda della deportazione di Amelio Reggio si possono ricavare unicamente dal mattinale della questura di Brescia del 17 febbraio 1944 e dai fogli dell’Ufficio matricole del carcere di Canton Mombello di Brescia. Il suo nome non figura né all’interno degli elenchi dei deportati a Fossoli né in quelli stilati dagli studiosi. Dal primo risulta che Amelio Reggio fu rintracciato e arrestato dai carabinieri di Palazzolo sull’Oglio il 14 febbraio del 1944 e portato al campo di concentramento di Fossoli, medesima destinazione per gli altri ebrei arrestati nel bresciano. Risulta altresì che fosse residente a Milano e impiegato presso la ditta U.B.I. di Palazzolo sull’Oglio, che non si è ancora potuto identificare con precisione. Dalle note dell’Ufficio matricole di Canton Mombello invece, oltre alla conferma delle generalità riportate dal mattinale della questura, si evince che Amelio Reggio fosse padre di due figli e al momento dell’arresto domiciliato a Palazzolo sull’Oglio. Sulle ragioni della presenza di Aurelio Reggio nel borgo bresciano si possono fare solo alcune ipotesi, prendendo in considerazione le sorti di altri due ebrei sfollati a Palazzolo in quei mesi. Forse era dovuta al desiderio di sfuggire ai bombardamenti alleati sulle grandi città e alla speranza di una maggiore sicurezza, come nel caso di Lorenzo Sacerdoti, anch’egli arrestato nella stessa cittadina; oppure a motivi di lavoro, come per Gualtiero Morpurgo, il quale però, appena dopo l’8 settembre 1943 riuscì a scappare e a trovare rifugio in Svizzera. Infatti in quegli anni alcune industrie collocate nei principali centri del nord Italia avevano trasferito a Palazzolo sull’Oglio – già fiorente realtà industriale – parte della loro produzione e della manodopera, proprio per sottrarsi ai bombardamenti. Allora, dei 58.412 ebrei abitanti in Italia 118 vivevano nella provincia di Brescia e tra questi 35 non avevano cittadinanza italiana. Dei 26 ebrei residenti nella provincia di Brescia che furono deportati – individuati dal questore Candrilli, infaticabile nella caccia insieme a tutto l’apparato della Repubblica sociale – solo due riuscirono a sopravvivere. Si presume che Amelio Reggio sia stato arrestato probabilmente grazie alla solerzia del commissario prefettizio del partito fascista repubblicano di Palazzolo sull’Oglio, oppure individuato attraverso la delazione di qualche palazzolese interessato al premio in denaro che la denuncia assicurava. Non avendo trovato alcuna traccia di Reggio che ci permetta di ripercorrere con precisione la sua vicenda dopo l’internamento nel campo di transito di Fossoli, piuttosto che immaginarlo “cenere nel camino”, ci piace pensare che, almeno lui, sia riuscito a fuggire e ad assaporare la salvezza tanto agognata.
 
A cura del “Gruppo di lavoro Pietre d’inciampo”, Istituto di  Istruzione Superiore G. Falcone di Palazzolo sull’Oglio
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