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Renzo Sacerdoti


PALAZZOLO SULL’OGLIO , PIAZZA V. ROSA

QUI FU ARRESTATO
IL 3.12.1943
RENZO SACERDOTI
NATO NEL 1885
INTERNATO A FOSSOLI
DEPORTATO AD AUSCHWITZ NEL 1944
ASSASSINATO

Lorenzo Sacerdoti, detto Renzo, nasce il 12 febbraio 1885 a Treviso, in una famiglia di ebrei italiani, come quinto figlio di Moisè Sacerdoti e Maria Antonietta Dal Monte. Si sposa l’11 settembre 1913, con Gilda Aida Zevi, di 24 anni, e insieme vanno a vivere a Venezia. Nel 1914 nasce la prima figlia Wanda Dina. Il 24 maggio 1915 l’Italia dichiara guerra all’Austria: Renzo ai primi di febbraio 1916 viene richiamato come ufficiale e dopo un corso di addestramento a Bologna combatte lungo il fronte dell’Isonzo, a Casarsa del Friuli e a Cividale del Friuli. Nella primavera del 1916 nasce la seconda figlia Alda Bruna, cui seguirà nel 1918 anche la terzogenita Annamaria. Negli anni ‘20, la famiglia di Renzo Sacerdoti si trasferisce a Milano in Via Canova. Renzo, dottore in economia, lavora in banca ed è direttore fino al 1936, anno in cui viene sottoscritto l’Asse Roma-Berlino, che prevede l’allineamento tra l’Italia fascista e la Germania nazista. Cominciano così le prime avvisaglie in Italia della campagna di odio razziale, già avviata da Hitler in Germania nel 1935. Renzo, per la sua origine ebraica è costretto a lasciare l’impiego in banca e trova un lavoro di ripiego presso la Calcografia Carte e Valori di Milano. A causa delle leggi razziali emanate dal fascismo gli ebrei italiani non possono possedere case di lusso e così Renzo e Gilda intestano la loro casa di Milano a un prestanome e vanno ad abitare in via Marcona n° 48 in un appartamento al quinto piano senza ascensore. Nel 1938, nonostante i divieti imposti dalle leggi razziali, Augusto Lovisolo, cattolico e “ariano”, sposa Dina Sacerdoti, la figlia primogenita di Renzo e Gilda; l’8 settembre 1940 nasce Gianfranco Lovisolo. Il 10 giugno 1940 l’Italia entra in guerra accanto alla Germania. Un amico di famiglia, propone ad Augusto Lovisolo, di assumerlo nella sua fabbrica di Palazzolo dove si costruiscono strumenti per le navi da guerra, così la famiglia nell’estate ’43 lascia Milano, devastata dai bombardamenti, per Palazzolo. Presto giunge in riva all’Oglio anche Renzo Sacerdoti con la moglie, e la figlia Annamaria.
L’8 settembre 1943, gli Italiani apprendono dell’armistizio con gli Anglo-Americani, inizia l’occupazione tedesca dell’Italia settentrionale, si costituisce la Repubblica Sociale Italiana. Da quel momento molti ebrei italiani cercano di nascondersi o fuggire per non restare vittime della politica di sterminio della RSI, realizzata sul modello della Germania nazista. Il 30 novembre 1943 la RSI decreta l’arresto di tutti gli ebrei e il loro concentramento in campi provinciali. Gli ebrei italiani a migliaia cercano di raggiungere clandestinamente la Svizzera nella speranza di salvarsi. Nel novembre 1943 tra Renzo Sacerdoti e la moglie Gilda iniziano interminabili discussioni: i fratelli di entrambi sono già in Svizzera, ma Renzo non vuole lasciare l’Italia. “Sono un galantuomo”, diceva fiducioso Renzo alla moglie, “ho servito con onore la Patria, questa moda della persecuzione degli ebrei passerà, ma perché mai dovrebbero farmi del male…?”. Alla fine Gilda si arrende: dopo avere invano supplicato Renzo di seguirla, prepara la valigia e tenta la fuga verso la Svizzera con le figlie Bruna e Annamaria. Per varcare il confine Gilda è costretta a cedere l’anello con il brillante ai gendarmi svizzeri, ma passa la frontiera. Le tre donne dapprima sono state recluse nel campo di concentramento di Lugano, poi riescono a sopravvivere andando a servizio. Renzo Sacerdoti con la figlia Dina e la sua famiglia restano dunque a Palazzolo, fiduciosi che nulla sarebbe accaduto. È tranquillo soprattutto Augusto Lovisolo, poiché il governo ha emanato disposizioni che non prevedono persecuzioni per cittadini ebrei coniugati con ariani. La mattina del 3 dicembre 1943, invece, inaspettatamente, Dina Sacerdoti viene arrestata da due carabinieri. Una lettera dell’8 dicembre di Augusto Lovisolo alla moglie in carcere a Brescia, ci informa che a quella data Renzo Sacerdoti era ancora libero (la scheda del Centro di Documentazione Ebraica attesta invece catturato il 3 dicembre). Egli è arrestato a Palazzolo, probabilmente qualche giorno dopo l’8 dicembre e tradotto nelle carceri di Canton Mombello a Brescia (matricola 4258). Dopo il 6 febbraio 1944 Renzo viene quindi trasferito nel carcere di San Vittore a Milano e di qui al campo di raccolta di Fossoli.
Dina Sacerdoti dopo alcuni giorni è rilasciata dal carcere e riesce a tornare alla sua famiglia a Palazzolo. Si rifugia a Foresto Sparso, una località in provincia di Bergamo, a pochi chilometri a nord di Palazzolo, dove rimarrà insieme con il marito Augusto e il piccolo Gianfranco fino alla primavera del 1945.
Renzo invece viene inviato nella primavera del 1944 al campo di concentramento di Fossoli, qui incontra tra gli altri prigionieri il cantante lirico Emilio Jani, che nel suo libro “Mi ha salvato la voce” (1960) lo descriverà come persona assai sensibile, legatissima alla famiglia.
Il 5 aprile 1944 Renzo Sacerdoti costretto a salire su un carro bestiame, chiuso ermeticamente, viene deportato ad Auschwitz, dove arriva il 10 aprile 1944, da quel momento non si ha più alcuna sua notizia. 
Al termine della guerra le famiglie Sacerdoti e Lovisolo si ritrovano a Milano, manca però Renzo. Sulla sua fine il nipote Gianfranco Lovisolo non ha dubbi: poco dopo il suo arrivo ad Auschwitz passò anche lui per le camere a gas e salì per un camino.
 
A cura degli studenti della classe V G del Liceo delle Scienze Umane dell’Istituto di Istruzione Superiore  C. Marzoli di Palazzolo sull’Oglio e dei nipoti di Renzo Sacerdoti, Gianfranco Lovisolo, figlio di Dina Sacerdoti e Marina Levi, figlia di Bruna Sacerdoti.
 
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