Aleksandr Men’, pastore e martire

Incontro tenuto il 14 aprile 1994 in ricordo di Aleksandr Men’, che fu ospite della Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura di Brescia nel suo primo viaggio fuori dell’Urss, nel novembre del 1989. Del “segreto” della sua personalità ci ha reso in qualche modo partecipi lo slavista Yves Hamant, con il profilo biografico Aleksandr Men’ pastore e martire, appena uscito in traduzione italiana (La Casa di Matriona, Milano, 1994, pp. 176), che è stato presentato per l’occasione dal prof. Adriano dell’Asta. É un libro in cui la vita di Padre Men’ si intreccia intimamente con il dramma del suo popolo e della sua Chiesa, che hanno dato alla fede cristiana più martiri in settant’anni di comunismo che nei 1917 anni che li precedettero. Mente aperta ai più vasti interessi, in settori così diversi come l’arte la scienza e la letteratura, Padre Men’ ha speso tutto il suo talento, senza la minima riserva, al solo servizio di Dio e degli uomini. Dedica un’attenzione silenziosa, ma costante e feconda di risultati, a una “particolare tribù indigena”, come la chiamava Sergej Averincev, la intelligencija sovietica, i cui pregiudizi sui problemi religiosi toccavano un alto livello di barbarie; e nello stesso tempo si spende quotidianamente per la povera gente in piccole, sperdute chiese di campagna. É amico di non pochi dissidenti – di due soprattutto, Aleksandr Solzenycin e l’intrepido compagno di studi e di sacerdozio, Gleb Jakunin, così duramente perseguitato – e nello stesso tempo egli ha deciso, sin da giovane e in modo irrevocabile, che la sua missione personale dev’essere diversa dalla loro, tutta incentrata com’è nell’annuncio della Parola e nell’opera di risveglio nelle coscienze.
Controllato assiduamente dal Kgb, sottoposto di frequente a estenuanti interrogatori, con la sua inalterabile allegria riuscì sempre a sdrammatizzare le situazioni pericolose in cui veniva a trovarsi. Padre Men’ negli anni tumultuosi di Gorbaciov andò sempre più assumendo, lui vice-parroco di campagna, un’autorità spirituale seconda solo a quella di Sacharov. E forse è stata questa la causa del suo misterioso assassinio probabilmente per mano di organizzazioni nazicomuniste, violentemente antisemite, o di frange oltranziste del Kgb.

Adriano Dell’Asta (1952), laureato in filosofia presso l’Università Cattolica di Milano, Professore associato di Lingua e Letteratura Russa, insegna attualmente Lingua e Letteratura Russa all’Università Cattolica di Brescia e di Milano. Vice presidente della Fondazione Russia Cristiana, è membro del Comitato Scientifico Internazionale della rivista «La Nuova Europa»; fa inoltre parte del Comitato dei Consulenti della rivista teologica internazionale Communio, e della rivista della Pontificia Università Cattolica del Cile, Humanitas. Nella sua attività di ricerca ha approfondito in particolare alcuni nodi centrali della cultura russa del XIX e del XX secolo, seguendo soprattutto il filone della filosofia religiosa e quello dell’arte e della letteratura nei suoi rapporti col potere. Ha pubblicato oltre un centinaio di contributi scientifici e ha partecipato a numerosi convegni nazionali e internazionali. Ha curato il volume dedicato Isaak Babel nella collana dei Meridiani di Mondadori (2006). (fonte: www.ilsussidiario.net – 2019)