I processi agli avvocati turchi

Iniziamo con il titolo: la libertà della difesa, limite al potere e tutela del cittadino. Calandomi nell’esperienza sul campo in Turchia, invertirei e direi: la non libertà della difesa, limite al cittadino e tutela assoluta al potere. La Turchia è un caso emblematico dove la Rule of Law non esiste, dove l’autonomia dei tre poteri è completamente annullata e il potere esecutivo è l’unico potere a governare in senso assoluto. In Turchia si è giunti a parlare di Sultanesimo proprio perché i tre poteri [esecutivo, legislativo e giudiziario] sono in mano ad un’unica figura “presidenziale”. Le teorie sul Sultanesimo sono tante, tra cui gli scritti di Ibrahim Kaboglu, presidente dell’Ordine degli avvocati di Istambul. Questa situazione inizia nel 2013 [rivolta di Gezi Park] per poi arrivare al 2017. Secondo il rapporto di Human Rights Watch e il rapporto delle Nazioni Unite, dal 2018 al febbraio 2024 più di 588 avvocati sono stati arrestati e sono detenuti con un accumulo di oltre 1658 anni complessivi di pene di reclusione. Questo è il classico modus operandi del governo  turco, ovvero sovrapporre i reati asseritamente commessi dagli assistiti e la difesa assunta dai legali. È chiaro che in Turchia il focus è sui colleghi che operano nel settore dei diritti umani, del diritto del lavoro, dei diritti delle minoranze [LGBTQ+] e l’avvocatura delle donne. Tuttavia, l’emblema sono coloro che assumono la difesa dei curdi. Il tutto nasce dalla questione curda. Kaboglu è un uomo di 74 anni, un eminente costituzionalista, conosciuto a livello europeo, di una straordinaria tenacia, di una grande forza e di un’eleganza oratoria al di fuori del normale. Egli insegnava diritto costituzionale. Nel 2017 scese in piazza e presentò una dichiarazione a supporto e a favore della minoranza curda e per questo motivo fu licenziato dall’università di Istanbul. Inoltre, perse il diritto alla pensione e ogni forma di sussidio previdenziale. Nel 2020 gli fecero un processo da cui fortunatamente fu assolto. A settembre 2024 Kaboglu viene eletto presidente dell’Ordine degli Avvocati di Istanbul [più grande Ordine di avvocati del mondo, con più di sessantamila iscritti]; contro ogni previsione riesce a vincere delle elezioni democraticamente convocate. Lui è eletto con la sua squadra di dieci componenti rappresentando un’opposizione al potere esecutivo, con un solo focus: la tutela dei diritti, la garanzia della costituzione [costituzione del 2022, caratterizzata da forti garanzie democratiche]. Questo ha portato ad un processo civile e penale nei confronti di un intero Ordine e in particolare nei confronti del suo Presidente

Nel dicembre 2024 vengono uccisi due giornalisti nel nord della Siria da dei droni turchi, noti giornalisti turco-curdi. Il giorno dopo l’Ordine dei giornalisti turco chiede che venga aperta un’indagine sull’uccisione di questi due colleghi che stavano esercitando la loro professione. Il 21 dicembre, a questa dichiarazione dell’Ordine, si associa il consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Istanbul, i quali chiedono un’indagine alle autorità, in quanto potrebbe esserci una violazione del diritto penale internazionale e del diritto umanitario. Le due categorie più colpite in Turchia, e non solo in Turchia, sono i giornalisti e gli avvocati. A questa dichiarazione segue, il 22 dicembre, un’apertura di indagine da parte della Procura generale di Istanbul. Indagine per un procedimento penale, con il classico strumento, tipico di tutti i processi turchi, cioè la vicinanza di matrice terroristica, sulla base di una legislazione emergenziale terroristica che è ancora in vigore dal 2018 e che viene costantemente utilizzata per i capi di imputazione contro i colleghi e le colleghe. La Procura generale sostiene che con la dichiarazione del 21 dicembre l’Ordine ha violato l’articolo 77 della legge professionale forense turca: questo articolo prevede che il consiglio dell’Ordine possa essere destituito allorquando abbia superato quelli che sono i limiti tipici e propri di ogni COA. Il COA aveva chiesto di aprire un’indagine per fare chiarezza su questi due omicidi. Nell’arco di 72 ore la Procura di Istanbul apre due filoni: uno civile e uno penale. Per quanto riguarda il procedimento civile c’è un altro elemento che viene ottenuto con una facilità incredibile. L’atto introduttivo è un mix tra un ricorso e una citazione, all’interno del quale il pubblico ministero è parte obbligatoria, cioè deve essere parte essenziale e ci vuole un elemento in più perché l’organo giurisdizionale possa aprire questo procedimento: l’autorizzazione del Ministero della Giustizia, autorizzazione che prontamente arriva il 25 di dicembre. Vi sono poi tutta una serie di ulteriori fatti: il professor Kaboglu e i componenti dell’Ordine si rifiutano di andare sotto interrogatorio il 7 di gennaio del 2025. Ricordiamo che questo Ordine era un organo democraticamente eletto sulla base di elezioni il cui quorum era stato raggiunto nel settembre del 2024. Il 14 gennaio inizia il procedimento civile e si apre questa procedura, procedura che per quanto riguarda il civile si svolgerà in modo molto celere in due udienze, contrariamente a quelle che sono le ordinarie tempistiche processuali turche: l’udienza del 4 marzo e l’udienza del 21 marzo. Udienze partecipatissime, noi eravamo a quella del 21 insieme a Valeria Cominotti e Alessandro Magoni, vi erano presenti 79 presidenti degli 82 ordini forensi turchi, e il fatto di essere presenti significa esporsi a dei rischi, non solo appunto di viaggio, ma ovviamente rischi riguardo tutte le ricadute tipiche che si hanno in Turchia. Io ricordo una frase che ci disse l’attuale presidente dell’unione di Diyarbakir, l’Ordine del Kurdistan turco: «In Turchia nessun processo viene fatto nell’aula dove viene svolto, tutti i processi vengono fatti ad Ankara». Queste udienze avvengono in contesti veramente difficili, dove la magistratura cerca di negare quelle che sono le garanzie essenziali di un giusto ed equo processo e tenta di fare in tutti i modi, sia nel civile che nel penale, dei processi privati, con l’obbiettivo di distogliere in tutti i modi la partecipazione e la visibilità, tranne che con gli osservatori internazionali, che sono tollerati. Hanno chiesto che venisse sospeso il giudizio civile in attesa dell’esito del procedimento penale, che aveva come capo di imputazione la vicinanza in associazione terroristica e diffusione di notizie false e destabilizzanti l’ordine democratico. Alla prima udienza mancava uno dei dieci componenti dell’Ordine: Firat Epozdemir, incarcerato il 23 gennaio. Il clima del 21 marzo era molto teso, all’interno del processo la polizia era in tenuta anti sommossa, con manganelli, teaser, elmetti e quant’altro, quando non ve n’era necessità. L’ udienza che è durata più di 8 ore, si conclude con la destituzione dell’intero Ordine degli Avvocati. Secondo loro l’esito è stato il male minore perché poteva finire con destituzione, come accaduto, o con immediata caducazione e caduta di tutti i consiglieri del presidente e inappellabilità della sentenza; invece, in questo caso, è stato dichiarato destituito, però fino a quando non passerà in giudicato questa pronuncia, l’attuale Ordine di Istanbul può rimanere in carica e, soprattutto, la pronuncia è appellabile.

Note:

a) Barbara Porta è componente della Commissione Diritti umani e Protezione Internazionale del Consiglio Nazionale Forense- CNF, Presidente del Comitato Human Rights presso il CCBE (Consiglio degli Ordini Forensi d’Europa).

b) Trascrizione, rivista dall’Autore, della relazione tenuta il 23.6.2025 al convegno su “I processi agli avvocati turchi” promosso dall’Ordine Avvocati di Brescia con l’adesione della Ccdc.