Il problema di Dio nel pensiero di Edith Stein

Venerdì 19 aprile 2013 alle ore 18 nella Sala Bevilacqua di via Pace n.10 a Brescia si sono concluse le “Lezioni di filosofia” proposte dalla Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura in collaborazione con i Padri della Pace sul tema Il problema di Dio nella filosofia del Novecento.

Angela Ales Bello, Professore emerito di Storia della Filosofia Contemporanea nell’Università Lateranense di Roma, ha illustrato il pensiero di Edith Stein, la pensatrice cristiana morta ad Auschwitz.

Angela Ales Bello è professore emerito di Storia della Filosofia Contemporanea presso l’Università Lateranense di Roma. Dopo la laurea e la specializzazione in filosofia alla Sapienza di Roma, si è dedicata soprattutto ad approfondire la fenomenologia di Husserl, studiando anche altri autori della sua scuola. È una delle più importanti specialiste del pensiero di Edith Stein, di cui cura l’edizione italiana delle opere presso Città Nuova Editrice. Tra le sue pubblicazioni: Husserl. Sul problema di Dio, Studium, Roma 1985; Fenomenologia dell’essere umano. Lineamenti di una filosofia al femminile, Città Nuova, Roma 1992; L’universo nella coscienza. Introduzione alla fenomenologia di Edmund Husserl, Edith Stein, Hedwig Conrad-Martius, ETS, Pisa 2003; Edith Stein o dell’armonia: esistenza, pensiero, fede, Studium, Roma 2009.

Edith Stein (Breslavia, 1891 – Auschwitz, 1942) è stata allieva di Husserl a Gottinga, dove nel 1916 si laurea in filosofia con una dissertazione intitolata “Sul problema dell’empatia”, e sua assistente a Friburgo, contribuendo, tra l’altro, a riordinare i manoscritti husserliani pubblicati poi come secondo e terzo volume delle Idee per una nuova fenomenologia pura. L’incontro con Max Scheler consente alla Stein, che discendeva da una famiglia ebraica ma che negli anni dell’università si dichiarava atea, di entrare in contatto con la concezione religiosa cattolica e di maturare progressivamente, anche dopo la lettura della Vita di santa Teresa d’Avila, la scelta della conversione, culminata nel battesimo (1922). In questi anni, attraverso la frequentazione di studiosi come il gesuita padre Erich Przywara, avvia un’assidua frequentazione dei pensatori cristiani, in particolare di Tommaso d’Aquino. Nasce così in lei il progetto di inserire la dottrina dell’intenzionalità, propria della scuola fenomenologica, nella rielaborazione della filosofia scolastica. Dopo aver insegnato filosofia al Deutsches Institut di Münster, nel 1934 entra nel Carmelo di Colonia e assume il nome di suor Teresa Benedetta della Croce. Per sfuggire alle persecuzioni razziali dei nazisti, nel 1938 si rifugia a Echt, in Olanda; ma da qui viene prelevata nell’agosto del 1942 e trasferita ad Auschwitz. Tra le sue opere principali si possono ricordare, Potenza e atto. Studi per una filosofia dell’essere (postuma, 1988), Essere finito ed essere eterno. Per una elevazione al senso dell’essere (postuma, 1950) e “Scientia crucis”. Studio su Giovanni della Croce (postuma, 1950). Nel 1998 papa Giovanni Paolo II l’ha proclamata santa e l’anno successivo l’ha dichiarata compatrona d’Europa.