Il problema di Dio nel pensiero di Karl Jaspers

Martedì 9 aprile 2013 alle ore 18 nella Sala Bevilacqua di via Pace n.10 a Brescia si è tenuta la seconda delle “Lezioni di filosofia” proposte dalla Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura in collaborazione con i Padri della Pace sul tema Il problema di Dio nella filosofia del Novecento.

Francesco Miano, Professore Ordinario di Filosofia Morale nell’Università di Roma Tor Vergata, ha illustrato il pensiero di Karl Jaspers, il filosofo della trascendenza non religiosamente afferrabile.

Francesco Miano è professore ordinario di Filosofia Morale presso l’Università di Roma Tor Vergata. Fa parte della Consulta nazionale universitaria per gli studi filosofici e del Comitato direttivo della Società di Filosofia morale. Si occupa di filosofia contemporanea e, in particolare, di problematiche antropologiche, etiche e politiche. Tra le sue pubblicazioni: Etica e storia nel pensiero di Karl Jaspers, Loffredo, Napoli 1993; Appropriazione e dialogo: la storia della filosofia in Karl Jaspers, Ler, Napoli-Roma 1999; Dimensioni del soggetto: alterità, relazionalità, trascendenza, Ave, Roma 2003; Responsabilità, Guida, Napoli 2009; Un paese che spera: parole chiave per il futuro dell’Italia, Ave, Roma 2010.

Karl Jaspers (Oldenburg, 1883-Basilea, 1969) si laurea in medicina nel 1908 e ottiene la libera docenza in psicologia nel 1913. Si dedica poi alla filosofia che insegna presso l’Università di Heidelberg dal 1922. Per la sua opposizione al regime nazista viene esonerato dall’insegnamento dal 1937 al 1945. Nel 1948 si trasferisce all’Università di Basilea. Negli anni del dopoguerra interviene attivamente nelle questioni di attualità, tra cui la responsabilità del popolo tedesco nei confronti del nazismo e il problema della bomba atomica. Per Jaspers la scienza è conoscenza di oggetti e non offre il senso del mondo. Compito della filosofia è la chiarificazione dell’esistenza, la ricerca dell’essere. La ragione cerca l’essere e avverte che la possibilità è la dimensione più autentica per il singolo, ma comprende che si sceglie sempre una data situazione e che quindi la libertà sembra ridursi alla coscienza della necessità. Si sperimenta allora il naufragio, ma proprio in esso avviene l’apertura dell’esistenza alla trascendenza dell’essere, sia pure solo nella forma della cifra, del simbolo. Sono le situazioni-limite (essere sempre in una situazione, non poter vivere senza lotta e senza dolore, essere destinati alla morte) quelle in cui la trascendenza vien sempre intravista, anche se mai conosciuta completamente. Di conseguenza, l’uomo religioso è non dogmatico e sempre rispettoso nei confronti di quelle filosofie che cercano quell’unica verità che è al di là di tutte le verità e che è l’orizzonte che le trascende tutte e verso cui tutte si muovono. Tra le sue opere principali: Psicopatologia generale (1913); Psicologia delle visioni del mondo (1919); Filosofia (1932), in tre volumi (Orientazione filosofica nel mondo; Chiarificazione dell’esistenza; Metafisica); Della verità (1948); La fede filosofica di fronte alla rivelazione (1962).