Presentazione del libro “La messa dell’uomo disarmato”

La presentazione del capolavoro di don Luisito Bianchi La messa dell’uomo disarmato si è tenuta nella Sala Bevilacqua di via Pace n. 10 a Brescia il 24 novembre 2005.

LUISITO BIANCHI – È stata una delle figure più straordinarie della cultura cristiana degli ultimi cinquant’anni. Don Luisito Bianchi, sacerdote cremonese scomparso il 5 gennaio 2012, fu scrittore, poeta, prete-operaio ma soprattutto uomo della gratuità. Uomo appassionato, testimone fedele del passo del Vangelo di Matteo “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Un tema, quello della gratuità, al centro della propria esperienza umana e snocciolato in tutti i suoi scritti, dai diari alle poesie, dalla narrativa ai testi della memoria. Ordinato sacerdote nel 1950, Luisito era molto legato alla sua terra cremonese, in particolare a quel “grumolo di terra e di case, nel cuore della Grande Pianura, dallo scanzonato e solenne nome di Vescovato”. Nella scelta di farsi prete, prese ispirazione dalla testimonianza di vita di un altro grande sacerdote cremonese, don Primo Mazzolari. Un uomo eccezionale Luisito Bianchi, che tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta scelse di diventare uno dei primi preti-operai, lavorando dapprima in fabbrica, alla Montecatini di Spinetta Marengo, e poi come inserviente presso l’Ospedale Galeazzi di Milano. Sono di quegli anni alcune delle sue opere più mature, tra cui il capolavoro di narrativa moderna “La messa dell’uomo disarmato”, romanzo sulla Resistenza nato da una profonda riflessione di Luisito sul senso della sua vita. (http://www.fondazionedominatoleonense.it – 2019)

Si pubblica di seguito la trascrizione del saluto che Filippo Perrini, a nome della CCDC, ha rivolto a Luisito Bianchi in occasione dell’incontro. «Tre sono le principali ragioni per le quali la Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura ha proposto questo incontro con Luisito Bianchi, che verrà introdotto e intervistato da Giacomo Canobbio. La prima riguarda la testimonianza della vita di don Luisito: un sacerdote contro corrente che ha preso sul serio la radicalità del cristianesimo, e non si è limitato a proclamarla. Riporto un breve brano di un’intervista a Jesus sulla vocazione iniziale di don Luisito: Fare il sacerdote, nel mio caso, equivalse a scegliere un impegno senza riserve per la realizzazione di un ideale: la predilezione per i poveri e la volontà di prendere parte alla costruzione di un mondo nuovo venivano ancora prima dell’essere prete o, meglio, l’essere prete si identificava in questa doppia missione. In quel periodo esorcizzavo la figura del “prete borghese” e vedevo in Mazzolari un segno di contraddizione, per la verità poco seguito dalla Chiesa. Alla mia prima Messa non volli regali e chiesi che l’equivalente fosse donato ai poveri. Mio padre fino all’ultimo mi disse che se volevo tornare a casa mi avrebbe accolto a braccia aperte, ma quando si rese conto che facevo sul serio disse: Sei libero, ma se fai il prete, fallo bene. E don Luisito ha seguito l’indicazione del padre, combattendo la sua buona battaglia all’interno della Chiesa di cui ha visto e vede dolorosamente i limiti e i compromessi, ma anche il suo tesoro – a volte celato da comportamenti opportunistici o di potere -: questo tesoro è la gratuità, che costituisce l’essenza stessa del cristianesimo. Cristo – ci dice don Luisito – è follia, amore, gratuità assoluta. L’annuncio cristiano dev’essere gratuito come il sangue sparso da Cristo per l’umanità. I preti dovrebbero lavorare per mantenersi, come San Paolo e i primi cristiani. Per questo motivo don Luisito ha fatto i più svariati lavori e rifiuta di iscriversi all’Istituto di Sostentamento del clero. La seconda regione per la quale lo abbiamo invitato è ovviamente il suo libro La messa dell’uomo disarmato. Non sono certo un letterato e non mi azzardo in giudizi critici, ma come lettore posso dire che se vi sono molte pagine profondamente vere che colpiscono l’animo del lettore, come accade solo con i grandi della letteratura. Mi piace qui riportare, perché mi pare colga nel segno, il giudizio espresso dal nostro sindaco, anche lui grande estimatore di don Luisito: Impregnata degli umori che a partire dalla scrittura manzoniana hanno attraversato il Novecento, La messa dell‘uomo disarmato è innervata delle suggestioni padane di Bacchelli, della forza evocativa dai forti impatti emotivi di Fenoglio, dell’ancestrale radicamento nella terra di Pavese, della melanconica elegia di Giuseppe Tonna, ma esplicita una forza tutta sua, del tutto autonoma, di indubbia vitalità e convincente verità, all’altezza pure di grandi maestri del cinema, da Olmi ai Taviani, a Piavoli. Infine la vicenda particolare della diffusione di questo libro, prima come pubblicazione autoprodotta dagli amici (3.000 copie vendute), poi con una piccola casa editrice milanese che ha creduto nel progetto. 8.000 copie vendute in due anni tramite il passa parola: chi legge questo singolare libro sente infatti il bisogno di renderne partecipi gli amici e così il cerchio si allarga sempre di più. Nel dicembre del 1976 la CCDC ha iniziato la sua attività di animazione culturale con un mite professore di italiano dell’Università di Mosca, Juri Mal’cev, arrestato ed espulso dal suo paese per aver firmato una petizione a favore dei diritti dell’uomo, che ha parlato proprio in questa sala del samizdat, la letteratura sommersa, clandestina, non ufficiale. La messa dell’uomo disarmato si è diffusa come un samizdat per 20 anni, e questo dovrebbe farci riflettere sul tipo di oscuramento che colpisce inesorabilmente il pensiero che non è allineato ai miti dell’individualismo e dell’utilitarismo oggi imperanti. Infine, ed è il terzo motivo, con questa iniziativa chiudiamo in città i momenti di riflessione in occasione del 60° della liberazione, che ha ci ha visti impegnati nella presentazione a maggio del libro di Rolando Anni sulla Resistenza bresciana e il 27 ottobre scorso nell’anteprima del film “La Rosa Bianca. Sophie Scholl”, che ha visto una straordinaria accoglienza da parte di centinaia di giovani bresciani. Sono andato a rivedere le iniziative di quasi 30 anni: ben 50 volte la CCDC ha proposto alla città di fare memoria della resistenza italiana ed europea al nazifascismo, e della resistenza altrettanto dura al totalitarismo comunista. Perché questa insistenza? Ce lo dice ancora don Luisito quando evidenzia il legame imprescindibile tra gratuità e resistenza: Quegli uomini che lasciarono tutto, casa, famiglia, figli, lavoro e andarono a combattere sulle montagne per salvare la patria dall’invasore e conquistare la libertà furono l’esempio più bello di gratuità che si potesse pretendere. Fu la testimonianza di come tanti uomini erano pronti a dare la propria vita per la costruzione di un mondo nuovo. Quel sangue, gratuitamente versato, non era stato vano, perché ogni volta che ne facciamo memoria, come ho tentato di fare ne La messa dell’uomo disarmato, lo attualizziamo. Esattamente come accade nella Messa, quando facciamo memoria del sacrificio di Cristo.»