Andrea Trebeschi

Tematiche: Biografie

BRESCIA, VIA DELLE BATTAGLIE, 50

QUI ABITAVA
ANDREA TREBESCHI
NATO 1897
ARRESTATO COME POLITICO
6.1.1944
DEPORTATO A DACHAU MAUTHAUSEN GUSEN
ASSASSINATO
24.1.1945

Andrea Trebeschi fu un protagonista della Resistenza, oltre che un cattolico profondamente impegnato. Nacque a Brescia il 3 settembre 1897 e frequentò le scuole elementari all’Istituto “Cesare Arici”, dove conobbe Giovanni Battista Montini, suo coetaneo e compagno di classe. In seguito trascorse il biennio ginnasiale all’“Arnaldo”, mentre per il triennio ritornò all’”Arici”, dove consolidò l’amicizia con Montini. Proveniente da una famiglia di profonda ispirazione cattolica, Andrea ricevette dalla madre i primi rudimenti religiosi, che poi approfondì frequentando l’oratorio della Pace, dove incontrò padre Bevilacqua, decisivo per la sua formazione. Inoltre la sua era una famiglia che in passato era stata molto attiva nel processo di unificazione dell’Italia: i nonni di Andrea avevano combattuto nelle Guerre d’indipendenza e avevano ottenuto incarichi amministrativi a livello cittadino. Partecipò alla Prima guerra mondiale, sebbene senza combattere in prima linea, perché durante l’addestramento venne investito accidentalmente da un camion. Tornato a Brescia divenne presidente dell’associazione studentesca “Manzoni” ed aprì la sua casa a numerose iniziative a vantaggio dei militari. Si orientò ben presto verso il Partito Popolare Italiano impegnandosi in un’intensa attività, dopo aver fondato nel 1918 un giornale studentesco, “La Fionda”, cui aderì anche l’amico Montini. Nel 1922 sposò Vittoria De Toni; dalla loro unione nacquero quattro figli: Maria, Cesare, Giovanni ed Elvira. Nel 1923 Andrea fu eletto presidente della Gioventù cattolica bresciana e si laureò in Giurisprudenza a Siena, per poi intraprendere la professione di avvocato. Divenne un convinto antifascista. Il Partito Nazionale Fascista, dopo numerose minacce e violenze, decise di chiudere il periodico da lui fondato perché contrario al regime. Chiarissime infatti erano le volontà della “Fionda”: combattere per riottenere la libertà soffocata. L’editrice bresciana “Morcelliana” aiutò moltissimo Andrea per la pubblicazione, rendendosi disponibile a stampare tutte le copie del giornale, dalla sua fondazione alla sua “rinascita” in forma clandestina. In quegli anni Trebeschi ebbe contatti con esponenti di altri partiti politici antifascisti e s’impegnò a gettare le basi della partecipazione dei cattolici alla Resistenza: fu in contatto con Peppino Pelosi e Giacomo Perlasca e frequentò importanti sacerdoti, come padre Carlo Manziana della Pace e don Giacomo Vender. Nel 1943 fuggito dalla casa di Cellatica verso Zone, per evitare di essere condotto in Questura, incontrò casualmente a Santa Maria del Giogo Silvio Bonomelli, un socialista col quale si era scontrato politicamente, ma in quella occasione le idee dei due si avvicinarono in nome della lotta al nemico comune: la dittatura. Venne arrestato due volte: nel dicembre 1943 e il 6 gennaio 1944. Dopo aver sostenuto coraggiosamente a Canton Mombello e a Verona diversi interrogatori, fu deportato in Germania, prima nel campo di concentramento di Dachau, poi a Mauthausen, dove restò fino al 31 dicembre del ‘44. Trasferito nel Lager di Gusen, tristemente noto per le dure condizioni degli internati, vi morì il 24 gennaio 1945. La famiglia seppe della sua morte solo a fine marzo 1945, attraverso un comunicato che lo dichiarava “morto per problemi cardiaci”. Andrea Trebeschi fu un uomo con una profonda consapevolezza della paura, ma non se ne vergognava; anzi, la seppe sempre affrontare a testa alta e ciò gli consentì di poter combattere per la libertà. A cura degli studenti delle classi terze del Liceo Classico “Cesare Arici” di Brescia, anno scolastico 2012-’13.