Il seme e la spiga

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“Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto” (Giov. 12, 24).
Il chicco di grano che cade in terra e muore per dare molto frutto è Gesù Crocifisso risorto che accetta questo per la salvezza del mondo.
Con Gesù e in Gesù anche noi, per la salvezza nostra e del mondo, siamo chiamati a perdere la nostra vita solitaria per renderla feconda e capace di nutrire i fratelli.
Questa metafora del chicco di grano che diventa spiga non è isolata nel contesto evangelico. Si accompagna alle altre, ben note, del lievito che fa fermentare la pasta, del grano di senapa che diventa un albero su cui si posano gli uccelli, del tesoro nascosto, della perla preziosa… Parabole tutte che accennano a un certo modo di esistere del cristiano e a un certo modo di essere presente nel mondo. Accennano a una sua presenza attiva, sì, ma nascosta, povera, non appariscente, paziente e silenziosa. “Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra” (Mt. 6, 3). In questi termini di apparente debolezza, l’azione cristiana è profonda e forte. Il cristiano, immedesimandosi a Cristo, è il sale che si disfa per dare un sapore, il grano di senapa che cresce fino a diventare un albero, un po’ di lievito che fa crescere la pasta in cui viene messo…
Questo dinamismo, di ciò che all’inizio è piccolo e può essere disprezzato, ci mette in rapporto col suo esito che invece è tale da imporsi all’attenzione di tutti. Il cristiano è un tesoro nascosto, ma è anche luce che risplende, è anche città posta sopra il monte, che non può sfuggire allo sguardo di nessuno. “Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra il monte”. Si noti che anche in questi passi il Vangelo usa l’indicativo e non l’esortativo: voi siete: il sale, la luce, la città. L’esortativo viene dopo: non mettere la lucerna sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, “risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre che è nei cieli” (Mt. 6, 14-16).
Dunque: sale e lievito, ma anche: luce sul lucerniere e città sul monte. Due momenti apparentemente contraddittori, ma che in realtà si succedono e si fondono.
Senza l’azione nascosta e silenziosa non si diventa luce del mondo e città sul monte. Non ci potrebbe essere che sbandieramento, clamore, luccichio, pubblicità di noi stessi, suono di tromba davanti a noi. Niente di veramente costruttivo, duraturo, sostanzioso e autentico. Parvenza e inganno.
Solo scavando in profondità si arriva a costruire la città sul monte; solo ascoltando molto e con molta fede colui che è personalmente la luce delle genti perveniamo ad essere a nostra volta luce per il mondo; solo non attirando l’attenzione della sinistra su ciò che fa la nostra destra arriviamo a fare opere buone che non rendano gloria a noi, ma a Dio che le fa veramente a mezzo nostro.
Anche qui, dunque, le apparenti contraddizioni del Vangelo rivelano un costruttivo realismo, confrontate che siano con la vocazione del cristiano e con la sua missione nel mondo.
Il Cristo ci chiama a sé e dobbiamo seguirlo nel suo abbassamento e nel disfacimento di sé, poi il Cristo ci manda da sé nel mondo per annunciare il suo amore vincente, senza complessi di inferiorità, con la coscienza di amministrare un tesoro che appartiene a tutti.
 

Elevato da terra, Morcelliana, Brescia 1987, pp. 116-117.