L’Isola di Alice

Lettura ai bambini effettuata nella Sala Consiliare di Palazzo Loggia a Brescia il 23 aprile 2008 da Francesco Onofri, avvocato, consigliere Ccdc.

Cari bambini,
c’era una volta, molti anni fa, quando i vostri nonni non erano ancora nati, una bambina che si chiamava Alice.
Alice viveva con il suo papà, la sua mamma e il suo fratellino Tommaso, che le volevano molto bene.
Alice aveva otto anni e andava a scuola.
Tommaso era molto piccolo e non andava ancora all’asilo.
Alice aveva avuto una malattia che le impediva di camminare e il suo papà e la sua mamma avevano deciso di portarla in America, perché avevano saputo che laggiù viveva un dottore che sicuramente l’avrebbe guarita.
Tutta la famiglia partì allora dall’Italia per l’America.
A quel tempo non c’erano gli aerei come adesso. Allora Alice e la sua famiglia si imbarcarono su una nave piena di persone di tutti i tipi. Ricchi poveri, giovani, vecchi e bambini, ma anche alcuni stranieri: inglesi, francesi, tedeschi.
La famiglia di Alice dormiva in una cabina vicina a quella di una famiglia inglese e Alice fece amicizia con Sally, una bambina di Londra con cui passava le lunghe giornate di navigazione. Le due bimbe non parlavano la stessa lingua, ma riuscivano a giocare ugualmente divertendosi come pazze.
Purtroppo a metà del viaggio la nave andò a urtare gli scogli di un’isola che non era segnata sulla carta geografica e che il comandante non aveva visto.
La nave non poteva più proseguire e il comandante allora ordinò che tutte le persone che erano a bordo scendessero sull’isola.
Il papà di Alice la prese in braccio perché lei non poteva camminare e la mamma prese con sé Tommaso. Salirono su una scialuppa di salvataggio e arrivarono su una spiaggia dell’isola.
Pensate a tutte queste persone con le loro sacche e le loro valige, i bambini, i vecchi con le scarpe e le calze bagnate che sbarcavano sull’isola senza sapere dove andare e che cosa fare.
L’isola era disabitata, ma i nostri amici trovarono vicino alla spiaggia un villaggio abbandonato. Fortunatamente sull’isola c’era anche una ricca vegetazione con piante da frutto e terra fertile.
Il comandante della nave cercò di organizzare le cose e di prendere il comando della situazione. Una volta a terra, però, i passeggeri non gli volevano più obbedire perché dicevano che lui poteva comandare solo sulla nave e non sull’isola, e poi era tutta colpa sua se la nave era finita contro gli scogli!
La mancanza di un capo e la mancanza di regole erano però un grave problema: al momento di scegliere quale casa abbandonata occupare o come dividersi il cibo e le coperte portate a terra dalla nave i più violenti e i più prepotenti ebbero la meglio.
Si presero le case più belle e si tennero tutte le cose migliori senza lasciare niente agli altri.
Il papà di Alice non era né prepotente né violento, e così tra le case del villaggio abbandonato gliene rimase una piccola, con il tetto tutto rotto, in un posto brutto, umido e con poco sole. Il papà di Alice era però un ottimo falegname e, con l’aiuto del papà di Sally che era architetto, costruì in un luogo soleggiato due belle case una vicino all’altra, con grandi terrazze, un tetto solido e stanze comode e luminose.
Intanto le mamme recuperarono dalla nave un po’ di farina e cucinarono pane e biscotti in abbondanza. Cucirono poi una rete da pesca con la quale riuscirono a catturare dei pesci. Raccolsero la frutta e la verdura che crescevano spontaneamente sull’isola e prepararono un grande orto davanti a casa.
Nessuno però riusciva a fermare i violenti e i prepotenti. Quando questi malvagi videro quelle due belle case con le dispense piene di provviste e l’orto già seminato cacciarono via con bastoni e spade la famiglia di Alice e quella di Sally.
Alice notò anche che queste brutte persone comandavano su altri uomini e donne che, se non obbedivano, venivano picchiati e trattati come schiavi.
I due papà non si persero d’animo e ripararono in fretta quella piccola casa del villaggio abbandonato che nessuno aveva occupato e per un po’ di tempo poterono rifugiarsi lì.
Alice però aveva paura. Tutte le notti prima di addormentarsi pensava: “E se anche stanotte arrivassero quei signori cattivi e mi cacciassero fuori dal mio letto? Che cosa potrei fare io che non posso scappare e nemmeno camminare? E che cosa farebbero al mio fratellino piccolo? E se portassero via il mio papà per farlo diventare loro schiavo?
Il papà di Alice sapeva che tra i passeggeri della nave c’ erano anche tanti uomini perbene e saggi che volevano che le cose andassero meglio e che i malfattori non facessero più i prepotenti a spese degli altri.
Ma i malvagi si riunirono in forze e, armati, cercarono di sconfiggere gli uomini saggi.
Furono lunghi giorni di vera e propria guerra.
Alice e Sally erano molto spaventate dalle urla e dagli spari di quella battaglia e se ne stavano chiuse in casa mentre i loro papà combattevano con l’esercito dei buoni.
Alla fine i prepotenti e i malvagi furono sconfitti e i papà di Alice e Sally tornarono a casa sani e salvi.
Fu allora chiaro a tutti che non si poteva più rimanere sull’ isola senza regole e con quel disordine perchè i malvagi se ne sarebbero approfittati, anche perché bisognava organizzare tutto: gli ospedali per i malati, le scuole per i bambini, la polizia per difendere i cittadini onesti.
Fu così che i più saggi dei saggi dell’isola furono incaricati di scrivere le regole fondamentali della nuova città che decisero di chiamare “Italia” come la loro patria d’origine. Queste regole sarebbero state cosi importanti che mai nessuna legge che fosse venuta dopo avrebbe potuto andarvi contro.
L’insieme di queste regole avrebbe dato all’ isola una nuova vita e avrebbe dovuto ispirare tutte le altre leggi della loro comunità. Decisero così che il nome adatto per queste regole fondamentali fosse COSTITUZIONE, che vuol dire “far nascere”, formare una cosa in modo che duri, ma che vuol dire anche “regole di uno Stato”.
Mettere tutti d’ accordo non fu per niente facile. Qualcuno voleva che a guidare l’ isola fosse un re che avesse in mano se non tutto il comando, almeno le decisioni più importanti. Alla sua morte sarebbe diventato re uno dei suoi figli. Altri invece non volevano il re perché ritenevano più giusto che il capo dell’isola fosse eletto ogni volta dal popolo.
Alcuni volevano poi che tutto fosse di tutti e che nessuno potesse dire “questo è mio perché me lo sono guadagnato con il mio lavoro”, cioè volevano che ogni cosa fosse pubblica. Come appartengono a tutti le strade, le piazze, il mare o l’aria, così avrebbe dovuto essere per le industrie, i negozi, i campi e i prodotti che in essi si coltivavano.
Altri invece, ed erano la maggioranza, dicevano che non è giusto costringere chi vuol lavorare con tutto il suo impegno, e magari affrontando tante difficoltà, a dare i frutti del suo lavoro a chi non ha lavorato quanto lui. In questo modo ognuno, con la propria volontà, avrebbe potuto decidere del suo futuro.
Alla fine di quelle discussioni i saggi giunsero a scrivere la prima regola, voluta perché sull’isola nessuno più facesse il prepotente decidendo di testa sua e contro la volontà degli altri. Ognuno, attraverso le votazioni, avrebbe potuto esprimere il proprio parere facendo vincere il pensiero della maggioranza. Quando a decidere è la maggioranza del popolo, e non una sola persona o un gruppo di pochi, si dice che c’è DEMOCRAZIA. Questa importantissima parola deriva dal greco e significa proprio”governo del popolo”. Dato che le cose da fare sull’ isola erano tante e occorreva che tutti lavorassero e si rimboccassero le maniche, la prima regola la scrissero così:
art. 1 L’ITALIA È UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL LAVORO.
LA SOVRANITÀ APPARTIENE AL POPOLO CHE LA ESERCITA NELLE FORME E NEI LIMITI DELLA COSTITUZIONE.
Alice che era una bambina intelligente aveva capito però che questa regola da sola non sarebbe bastata. Infatti la maggioranza avrebbe potuto decidere, con regolari elezioni, che qualcuno potesse entrare in casa sua a rubare o costringere il suo papà a lavorare come uno schiavo. Se la maggioranza avesse votato una legge così, allora ci sarebbe stata sì democrazia, ma questo governo le avrebbe fatto di nuovo del male.
Ma per fortuna i saggi ci avevano pensato e avevano scritto una seconda regola molto importante, una regola che nessuna legge anche se votata a maggioranza avrebbe potuto contraddire:
art. 2 LA REPUBBLICA RICONOSCE E GARANTISCE I DIRITTI INVIOLABILI DELL’UOMO E RICHIEDE L’ADEMPIMENTO DEI DOVERI INDEROGABILI DI SOLIDARIETÀ.
Con questa regola nessuno avrebbe potuto privare della libertà qualcun altro né renderlo schiavo. Tutti avrebbero potuto esprimere il proprio parere vivendo in pace con la propria famiglia. Da una parte questa regola assicurava a ciascuno i diritti fondamentali, ma dall’altra obbligava tutti a impegnarsi nell’aiuto reciproco e solidale.
Ma Alice non era ancora tranquilla. Sapeva che dopo pochi giorni sarebbe iniziata la scuola ed era preoccupata. Pensava: “Io non so camminare, e la mia amica Sally non parla tanto bene l’italiano. Come faremo a scuola dove tutti camminano e tutti parlano italiano?”
Per fortuna i saggi avevano scritto una terza regola, pure importantissima, che mai nessuna legge avrebbe potuto violare:
art. 3 TUTTI I CITTADINI SONO EGUALI DAVANTI ALLA LEGGE, SENZA DISTINZIONE DI SESSO, DI RAZZA, DI LINGUA, DI RELIGIONE, DI OPINIONI POLITICHE, DI CONDIZIONI PERSONALI E SOCIALI.
È COMPITO DELLA REPUBBLICA RIMUOVERE GLI OSTACOLI CHE, LIMITANDO DI FATTO LA LIBERTÀ E L’UGUAGLIANZA DEI CITTADINI, IMPEDISCONO IL PIENO SVILUPPO DELLA PERSONA UMANA E LA PARTECIPAZIONE DI TUTTI ALL’ORGANIZZAZIONE DEL PAESE.
E fu così che il primo giorno di scuola Alice e Sally furono accolte con tutte le attenzioni dalle maestre e dal direttore che conoscevano e rispettavano quella regola.
Tutti cercarono di fare in modo che gli ostacoli che Alice e Sally avevano venissero rimossi il più possibile.
Ad Alice misero a disposizione una persona che l’aiutava a salire le scale della scuola, ad andare in bagno e girare per il cortile durante la ricreazione sulla sedia a rotelle che il suo papà le aveva costruito. Per Sally presero una maestra apposta che l’aiutava a capire una lingua diversa dalla sua e che le diede lezioni di italiano finché Sally non lo parlò benissimo.
Gli altri compagni non avevano queste persone per loro, ma solo una maestra: questa differenza era giusta, perché loro non avevano nessun ostacolo né fisico né linguistico da superare.
Questo significa che è giusto che situazioni diverse siano trattate in modo diverso: è giusto che un alunno che ha problemi particolari abbia aiuti particolari.
Il papà di Alice e di Sally chiesero allora di pagare qualcosa in più per questi servizi speciali che avevano ricevuto, ma il direttore della scuola disse che non ce n’era proprio bisogno. Infatti i saggi avevano scritto un’altra regola che dice che ogni cittadino deve dare alla Repubblica una piccola parte di ciò che guadagna (chi guadagna tanto darà di più di chi guadagna poco ) e la Repubblica dovrà usare quei soldi per pagare i servizi a chi ne ha bisogno. Chi ha la fortuna di essere sano e di non aver avuto mai bisogno di cure,deve però lasciare una parte dei suoi guadagni allo Stato per gli ospedali, anche perché magari un giorno potrebbe averne bisogno pure lui.
La regola diceva così:
art. 53 TUTTI SONO TENUTI A CONCORRERE ALLE SPESE PUBBLICHE IN BASE ALLE LORO CAPACITÀ
Il papà di Alice poté quindi finalmente cominciare a fare il suo lavoro di falegname, guadagnare e mantenere la sua famiglia, facendo crescere e studiare i suoi figli.
I saggi avevano scritto una regola anche su questo, che dice:
art. 4 LA REPUBBLICA RICONOSCE E GARANTISCE A TUTTI I CITTADINI IL DIRITTO AL LAVORO E PROMUOVE LE CONDIZIONI CHE RENDANO EFFETTIVO QUESTO DIRITTO.
OGNI CITTADINO HA IL DOVERE DI SVOLGERE, SECONDO LE PROPRIE POSSIBILITÀ E LA PROPRIA SCELTA, UN’ATTIVITÀ O UNA FUNZIONE CHE CONCORRA AL PROGRESSO MATERIALE O SPIRITUALE DELLA SOCIETÀ.
Il progresso di una città o di una nazione non consiste infatti solo nella crescita delle ricchezze materiali, ma anche di quelle dello spirito. Non soltanto gli impiegati, gli industriali, gli agricoltori, i commercianti svolgono un ruolo fondamentale per la società, ma anche chi si occupa dell’educazione dei bambini e dei ragazzi, chi si prende cura dei bisognosi e dei malati, chi lavora per diffondere la cultura e il sapere o chi consacra la sua vita al Signore. Anche tutte queste persone hanno un ruolo fondamentale per il miglioramento della società.
Proprio perché avevano conosciuto l’orrore della guerra in cui molti papà erano morti combattendo, i saggi dell’isola avevano poi deciso che mai il popolo avrebbe mosso guerra ad un altro popolo, ma che l’esercito sarebbe servito solo per difendersi.
La regola fu scritta così:
art. 11 L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA COME STRUMENTO DI OFFESA ALLA LIBERTÀ DEGLI ALTRI POPOLI.
Che fine avevano fatto i malfattori? Erano stati giudicati da giudici scelti secondo leggi scritte da rappresentanti del popolo eletti democraticamente, ed erano stati condannati alla prigione.
Ma allora la loro libertà era stata violata, e come era possibile che ciò fosse accaduto se la libertà è un diritto inviolabile dell’uomo?
La risposta è che quando un uomo compie azioni molto malvagie gli altri cittadini, sia per difendersi da lui e renderlo inoffensivo, sia per punirlo perché non lo faccia più e si penta di quello che ha fatto, lo possono far incarcerare e tenere prigioniero.
La regola sulla libertà è questa:
art. 13 LA LIBERTÀ PERSONALE È INVIOLABILE.
NON È AMMESSA ALCUNA FORMA DI DETENZIONE, DI ISPEZIONE O PERQUISIZIONE PERSONALE SE NON PER UNA DECISIONE MOTIVATA DI UN GIUDICE E SOLO NEI CASI E NEI MODI PREVISTI DALLA LEGGE.
La libertà è un bene prezioso e va utilizzata con intelligenza e criterio, perché altrimenti rischiamo, oltre che di schiacciare quella degli altri, di perdere anche la nostra.
Come è finita la nostra storia?
Gli abitanti dell’isola riuscirono dopo qualche tempo a riparare la nave e quindi Alice, papà, mamma e Tommaso poterono ripartire per l’America dove bravi medici riuscirono a farla camminare di nuovo.
Molti degli abitanti dell’isola decisero alla fine di rimanere, perché sentivano di essere stati veramente bravi e coraggiosi a combattere i malvagi e a costruire una società fondata su principi giusti.
Per questo tutti gli abitanti dell’isola sapevano che quelle regole erano importanti, sia perché assicuravano a tutti una vita più serena e più giusta, sia perché per arrivare ad averle molti dei loro amici e parenti erano morti nella guerra contro i prepotenti.
Perciò anche Alice, una volta guarita, tornò sull’ isola con la sua famiglia.
Cari bambini, le regole della Costituzione sono tante e le potrete leggere tutte con le vostre maestre.
Per concludere ve ne dico una che certamente conoscete:
art. 12 LA BANDIERA DELLA REPUBBLICA È IL TRICOLORE ITALIANO: VERDE, BIANCO E ROSSO, A TRE BANDE VERTICALI DI EGUALI DIMENSIONI.
E così, da oggi, quando vedrete sventolare la nostra bandiera verde, bianca e rossa in cima ad un palazzo, o per una squadra italiana, o per i nostri atleti che vincono una medaglia, ricordatevi di Alice e della sua storia. Ma soprattutto non dimenticate mai che quella bandiera significa che qualcuno ha combattuto con coraggio e generosità perché tutti i bambini e le persone possano vivere in pace e costruire onestamente e serenamente il proprio futuro.