Figure della Resistenza bresciana: Carlo Manziana, Emiliano Rinaldini, Andrea Trebeschi

Martedì 10 febbraio 2015 alle ore 18, nella Sala Bevilacqua di via Pace n.10 a Brescia, si è tenuto un incontro sul tema:

Figure della Resistenza bresciana

CARLO MANZIANA – EMILIANO RINALDINI – ANDREA TREBESCHI

Sono intervenuti:

Fulvio De Giorgi, docente nell’Università di Modena e Reggio Emilia

Daria Gabusi, studiosa di storia contemporanea, assegnista di ricerca nell’Università Cattolica

Mario Taccolini, responsabile scientifico dell’Archivio storico della Resistenza bresciana e dell’Età contemporanea.

Padre Giulio Cittadini, partigiano Manzio, ha portato la sua testimoninanza.

L’incontro è stato promosso da Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura e Padri della Pace, in collaborazione con l’Archivio storico della Resistenza bresciana e dell’Età contemporanea.

"Lottiamo giorno per giorno perché sappiamo che la libertà non può essere elargita dagli altri. Non vi sono liberatori. Solo, uomini che si liberano". Con queste parole Teresio Olivelli concludeva un articolo di carattere programmatico sul senso della Resistenza, apparso nel periodico clandestino Il Ribelle nel marzo 1944. Quell’affermazione anche oggi nel contesto della nostra attualità, così diversa da quegli anni, conserva il suo valore, specie se interpretata come appello ad ognuno di noi, affinché senta la responsabilità per il futuro della nostra società libera e democratica e senza apparenti confini, non solo perché inserita nel contesto europeo, ma anche in un mondo dove ormai tutto è estremamente vicino.   

Vogliamo proporre la conoscenza di tre protagonisti della Resistenza bresciana con una storia molto diversa tra loro, ma che hanno vissuto appieno le sfide del loro tempo, che hanno scelto d’impegnarsi attivamente per restituire libertà e giustizia al nostro Paese. Non vogliamo neppure tacere che questo fu per loro, nella situazione contingente in cui si trovarono a vivere, il modo concreto di testimoniare i principi evangelici, che avevano assunto a guida della loro vita, cui restarono fedeli anche fino alla morte, nel campo di sterminio di Gusen per Trebeschi e tramite fucilazione per Rinaldini.

Andrea Trebeschi in suo scritto affermò: "I cristiani hanno poco da difendere, qualcosa piuttosto da proporre: libertà, giustizia, solidarietà, la dignità di ogni persona senza discriminazioni", e questa frase ci inchioda con la sua attualità. Ad essa si affianca a quest’altra affermazione di padre Carlo Manziana: "introdurre nella propria vita il Cristo non è scegliere una soluzione di comodo, ma significa introdurre un ospite inquietante".

Ci auguriamo che un po’ dell’inquietudine che animò quelle vite, unita ad una memoria critica del passato, possa rendere vigile il nostro impegno affinché la nostra società sia sempre attenta a favorire la crescita di ogni persona e la democrazia non sia solo un sistema di regole, ma lo strumento per perseguire questo scopo.