Lezioni di Filosofia. Il problema del male in Schopenhauer

Venerdì 12 aprile alle ore 18 nella Sala Bevilacqua di via Pace n.10 a Brescia si è tenuto l’ultimo incontro delle Lezioni di filosofia (XV edizione).

Il prof. Giuseppe Invernizzi, Professore associato di storia della filosofia contemporanea nell’Università di Pavia, autore dei libri Il pessimismo tedesco dell’Ottocento. Schopenhauer, Hartmann, Bahnsen e Mainländer e i loro avversari (La Nuova Italia, Firenze 1994) e Invito al pensiero di Schopenhauer (Mursia, Milano 1995), ha parlato su “Il problema del male in Arthur Schopenhauer”.

L’iniziativa è stata promossa dalla Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura in collaborazione con i Padri filippini della Pace.

Schopenhahuer fa del problema del male l’unica questione veramente importante della filosofia, la quale non è altro che il riconoscimento del male esistente nel mondo e il tentativo di eliminarlo. La realtà per lui non è che la manifestazione di un unico principio, cieco e del tutto irrazionale, ossia la volontà metafisica. L’inutile divenire senza fine e senza scopo ad essa sotteso rivela l’intimo male dell’esistenza. L’uomo – che, come ogni altra cosa, è volontà, una volontà però consapevole di sé – si rende conto in questo modo che la sua vita è connotata dall’orizzonte intrascendibile del dolore. Il male più grande per l’uomo è perciò quello di essere nato e da tale dolore, che investe ogni manifestazione della vita, non v’è scampo. Chi non ammette tale male è non soltanto falso o illuso, ma anche cinico: “L’ottimismo, quando non sia chiacchiera vuota in bocca di persone il cui stupido cervello sia capace soltanto di parole, mi sembra un’opinione, non soltanto assurda, ma veramente empia; un odioso dileggio di fronte alle inesprimibili sofferenze dell’umanità (Il mondo come volontà e rappresentazione, 1989, p. 460). Il mondo esistente è così il peggiore dei mondi possibili, perché non ne potrebbe esistere un altro contenente un male maggiore.